«Vogliono cancellare gli statuti speciali»
Il governatore della Sardegna: «Difenderemo tutte le norme di tutela previste dalla Costituzione»
C' era anche Ugo Cappellacci alla sofferta riunione della Conferenza delle Regioni. Ed è stato in prima fila a dare battaglia, non solo a difesa della piattaforma comune, ma anche con una preoccupazione specifica, legata alla sua Regione, a «statuto speciale». Il governatore della Sardegna, per il quale Silvio Berlusconi si spese in prima persona durante la campagna elettorale, sente infatti l' odore di un' operazione «sospetta» dietro alcuni passaggi della manovra: «Si parla di possibile ritocco al sistema di quote riservate alle Regioni a statuto speciale. Forse le vogliono abolire? Bene, il governo sappia che su questo punto noi, insieme a Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Valle d' Aosta e Trentino-Alto Adige, faremo muro assoluto». «La "specialità", all' origine del diverso trattamento riservato a Regioni come la nostra - denuncia Cappellacci, che è il coordinatore delle Regioni a statuto speciale - non è un gentile regalo della politica, ma ha ragioni storiche ineliminabili». Un grido d' allarme nutrito anche dal fatto che la «rivoluzione» federalista potrebbe fare tabula rasa delle vecchie differenze ed equiparare tutte le Regioni, come già ventilato da qualche esponente leghista: «Noi non siamo disposti a mollare, anche perché si tratta di garanzie di autonomia tutelate dalla Costituzione. Ma lo stesso promette il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai: «Ci rifiutiamo di essere additati, strumentalmente, come le aree del privilegio». E punta il dito contro «il tentativo governativo di introdurre divisioni nel nostro fronte, operando distinzioni» tra Regioni ordinarie e Regioni a statuto speciale: «Il nostro giudizio sulla manovra è strutturale, dunque il problema non si può risolvere mettendo una Regione contro l' altra. Questo è il dato politico più importante emerso dalla Conferenza». Il governo giocherà comunque tutte le sue carte puntando, da una parte, sul dogma del saldo «che non si può cambiare», dall' altra sui «possibili aggiustamenti anche su proposte concrete delle Regioni», come spiega il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. Senza contare che alcuni governatori, come Stefano Caldoro (Campania), potrebbero giocare un ruolo determinante nella trattativa, perché portavoci di Regioni che hanno sforato il patto di stabilità, ma che non possono certamente essere abbandonate alla loro sorte, se non si vuole accentuare il disagio sociale di cui già soffrono da troppo tempo.
da "Corriere della Sera" 25.06.2010
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