Un anno fa si celebravano i 30 anni dalla fondazione dell’ Università del Friuli ed il Front Furlan era sceso in piazza col suo gazebo e con la sua mozione presentata a tutti i consigli comunali per chiedere la difesa dell’ autonomia dell’ateneo friulano. Proprio in quei giorni tra l’Università friulana e le istituzioni veniva siglato il Patto con il Territorio, importantissimo documento di manifestazione di intenti che alla prova dei fatti, eccezion fatta per l’ impegno economico della Provincia di Udine e la Fondazione Crup, ha trovato ben poca applicazione pratica.
Sicuramente il periodo di crisi generalizzata non ha agevolato la sua attuazione, ma in questo anno la classe politica friulana ha lasciato da sola la sua Università, tant’è che nella relazione di inaugurazione dell’ anno accademico la rettrice Compagno ha dovuto più volte fare appello all’impegno dei parlamentari locali e del presidente Tondo.
C’è da rimanere stupiti che un ateneo tra i migliori in Italia, che può vantare il primo posto a livello statale con le facoltà di Medicina e di Scienze della formazione, il secondo posto con la facoltà di Lingue e quelle di Lettere, Agraria e Scienze matematiche fisiche e naturali tra i primi 10, sia costretto a languire in ristrettezze economiche a causa dell’indifferenza del mondo politico e della società civile.
C’è da meravigliarsi che nessuno in regione osi protestare per rivendicare i 100 milioni di euro di arretrati che Udine attende da anni dal FFO statale o per altri 7 milioni (da aggiungersi ai 12 annuali cronici di sottofinanziamento !) che verranno meno nel 2010 a causa della riduzione del FFO uguale per tutte le università, incluse le università sprecone come quella di Trieste (circa 15 milioni di sovra finanziamento ogni anno e dal 1 gennaio 2009 con il divieto ministeriale di assumere docenti!).
Perché nessuno osa dire apertis verbis che l’ università friulana, che nonostante la riduzione del numero dei corsi continua ad aumentare gli immatricolati, viene spinta dall’ assessore triestino Rosolen a correre in aiuto dell’ Università di Trieste con le iniziative di “sperimentazione” interateneo che non hanno altro senso se non quello di coprire le difficoltà dell’ ateneo triestino?
Perché nessuno osa ricordare che la nostra Regione, anche se a Statuto Speciale, non ha NESSUNA COMPETENZA in campo universitario e dunque non può proporsi come “regista” a livello regionale e che la delega all’Università data all’assessore triestino Alessia Rosolen, è una delega assolutamente VUOTA?
Perché nessuno spiega che il sistema universitario italiano non è un “sistema universitario regionalizzato” ma al contrario, tutte le università sono in competizione tra di loro?
Perché la Regione non ha mai voluto trovare “un carantan” per riequilibrare la finanziaria tra l’ateneo friulano e quello triestino?
Con i corsi interateneo, con così tanta insistenza richiesti dall’Università di Trieste e dal Sissa, e prontamente finanzianti dall’ assessorato della Rosolen, gli studenti friulani si ritroveranno nella stessa identica situazione precedente all’istituzione dell’Università del Friuli: 1) Nell’anno in cui il corso di laurea interateneo sarà attivato a Trieste, aumenteranno i costi per le famiglie friulane. E poi siamo certi che le famiglie friulane non preferiranno le più prestigiose università di Padova, o Bologna o Milano all’ateneo triestino? Con il risultato di veder diminuire gli iscritti all’Università del Friuli senza alcun beneficio per l’ateneo triestino. 2) Le famiglie friulane meno agiate si vedranno private di un corso di laurea che prima aveva sede a Udine e che ora verrà attivato ad anni alterni a Trieste. Un’università quella friulana, che ad anni alterni, offrirà alla nostra comunità un numero minore di corsi di laurea tra cui scegliere.
I corsi interateneo non sono una soluzione. La vera soluzione è finanziare le Università esclusivamente in base al merito, eliminando completamente il criterio del costo storico. La vera soluzione è intervenire a livello regionale per eliminare la “INGIUSTIZIA DISTRIBUTIVA” tra le due università regionali (Udine e Trieste) che da troppi anni è presente tra l’indifferenza della classe politica regionale.
In un simile frangente non possiamo che fare appello agli studenti friulani affinché facciano sentire la propria voce, proprio come 31 anni fa e difendano l’ istituzione che ha permesso a 30.000 friulani di poter accedere ai piani più alti dell’ istruzione e di avere le possibilità di diventare classe dirigente.
Questo periodo di crisi economica (ma non solo) non può diventare l’ alibi per depotenziare l’ Università del Friuli che è nata e cresciuta fianco a fianco col tessuto produttivo di questa terra. Un’università speciale, perché è l’unica università italiana istituita con una proposta di legge popolare e che trova nella sua legge istitutiva la sua unica ragione d’essere (art.26 – legge 546 del 1977): << contribuire al progresso civile,sociale e alla rinascita economica del Friuli e di divenire organico strumento di sviluppo e rinnovamento dei filoni originali della cultura,della lingua,delle tradizioni e della storia del Friuli >>
Chiediamo l’ attenzione di tutti i friulani affinché abbiano a cuore il destino del proprio ateneo. Questo è il momento di investire sull’ Università del Friuli poiché solo un’ istituto di eccellenza che saprà sfornare laureati qualificati nei prossimi ani sarà in grado di trattenere imprese ed investimenti in questa Regione. Chiediamo altresì al senato accademico, al rettore e a tutto il corpo docente di difendere con caparbietà la propria autonomia oggi nuovamentee aggredita dalla politica triestina e dal Corpo accademico dell’ateneo triestino, avendo la lungimiranza di indirizzare l’ offerta formativa dell’ Università degli Studi di Udine verso modelli che guardino alla garanzia occupazionale degli studenti, piuttosto che alla mera sopravivenza economica di breve termine dell’ ateneo.
Se così non sarà tra pochi anni per il Friuli si parlerà solo di disoccupazione ed emigrazione.
|