“Redditi 2003, 2004 e 2005 dei dirigenti della Regione: la media in due anni passa da 83.763 a 93.128 con un aumento dell’ 11, 2%” 01.5.2007; “Aumenti per 1060 regionali” 14.06.2007; “Oggi scattano gli aumenti per 579 regionali” 02.07.2007; “Regione - Sindacati, assunti 800 precari” 04.07.2007; “Indennità fra i 50 e i 200 Euro” 29.08.2007. Questi sono alcuni titoli di testata pubblicati dai quotidiani locali sotto il governo Illy. “Regione Fvg. Comparto unico, aumento ai dirigenti, cento euro in più al mese” 22.10.2009. Oggi al posto di Illy in tolda c’ è Tondo, ma cambiato il capitano, la rotta di navigazione è rimasta sempre la stessa. Peccato che accanto all’ ultimo citato campeggiasse a lettere cubitali un altro titolo: “Tondo: mancano a bilancio 230 milioni di euro”. Infatti la giunta Tondo in questi giorni si sta premurando per avvisare i Comuni che mamma Regione taglierà i traferimenti di almeno il 10%. Per chi ha dimestichezza con i bilanci degli enti locali, sa che un taglio del genere significa un 2010 da lacrime e sangue. I Sindaci saranno obbligati a tagliare i servizi ed aumentare rette e imposizioni locali pur di mantenere a galla gli enti da loro amministrati. Alla fine però sarà sempre il cittadino contribuente a pagarne le conseguenze in termini di minor efficienza dei servizi ricevuti e di aggravio di tasse. Viene spontaneo chiedersi come faccia la Regione Friuli, con il clima di questo tenore a parlare di aumenti ai dipendenti del comparto unico. Da una parte si chiede ai Sindaci ed ai loro cittadini di tirare la cinghia e dall’ altra si elargisce a piene mani. Qui non si vuole mettere in discussione la professionalità o il grado di efficienza del pubblico impiego regionale, ma in un quadro generale caratterizzato dalla crisi occupazionale che sta falcidiando la maggior parte delle imprese locali, dal tracollo dell’ economia regionale e dalle ben magre previsioni di entrate tributarie, sarebbe bene che chi ha la fortuna di avere un posto di lavoro sicuro mettesse sul piatto della bilancia la propria serenità contro la situazione di incertezza e precarietà che caratterizza i dipendenti privati. In questo momento di crisi sarebbe opportuno fermare la corsa verso l’ alto che negli ultimi hanni ha assunto il comparto pubblico e che oggi sta ingessando i bilanci degli enti locali superando il tetto del 40% per le spese di personale. I contratti dei dipendenti privati invece hanno segnato il passo dal 2001 con l’ introduzione dell’ Euro, vedendo dimezzato il proprio potere d’ acquisto, mentre il settore pubblico ha goduto di anno in anno di cospicui adeguamenti, che tuttora rendono il settore pubblico il più ambito posto di occupazione. Per il pubblico impiego, quindi senza ricorrere ai demagogici spauracchi del prof. Brunetta, bisognerebbe avere il coraggio di stabilire un blocco degli adeguamenti compensato dalla sicurezza di un posto di impiego dove difficilmente il dipendente viene licenziato (che è un innegabile dato di fatto).
Questo comunicato è stato inoltrato a tutti gli organi di comunicazione. Non è mai stato pubblicato
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